Come migliorare la redemption dell’email marketing con i video

Video e Email MarketingIl progresso della tecnologia di rete e la diffusione di tablet e smartphone, hanno ormai reso l’accesso ai video online estremamente agevole. A questo si aggiungano l’abitudine sempre maggiore degli utenti al social sharing e il fatto che YouTube è accreditato come secondo motore di ricerca, dopo Google.

Ma mentre i benefici del video marketing sono tipicamente legati alla brand awareness e all’ingaggio dell’audience, il potenziale dei video può essere applicato anche all’email marketing con la finalità di aggiungere spessore e quindi valore e alle campagne.

In un recente studio di Experian Marketing Services, includere semplicemente la parola video nell’oggetto incrementa il CTR dal 7 al 13%. Lo studio mostra inoltre che le campagne con un video “embeddato” presentano un tasso di conversione medio superiore del 21% rispetto alle omologhe campagne “normali”.

Ma i numeri da soli non sono sufficienti a spiegare tutti i vantaggi. L’utilizzo dei video consente di definire una varietà di campagne email e di strategie alternative. Attraverso gli analytics di un video infatti si possono ottenere dati particolarmente significativi sul comportamento degli utenti relativamente alla campagna, dati che i normali report non possono dare. Per esempio: non solo il singolo click, ma anche il tasso di ingaggio e il tasso di retention di chi guarda il video.

Di seguito, ecco alcune idee per massimizzare l’utilizzo dei video nelle email.

Webinar

I webinar o gli eventi virtuali, sono ottimi strumenti per affermare la propria autorità in un settore, oltre ovviamente a generare nuovi lead. Per incoraggiare un maggior numero di utenti a partecipare, si possono utilizzare brevi trailer del webinar. Si tratta di video di 2 o 3 minuti che includono anticipazioni sui relatori o sugli esperti che parteciperanno all’evento. Inoltre, dopo la sua conclusione, il live webinar può essere messo a disposizione on demand per estenderne la vita utile. In tal caso, il video da inviare vial email può contenere un montaggio di stralci degli interventi.

Segmentazione del target

Il tipo di contenuto può essere personalizzato in funzione del target di riferimento, p.es. per settore verticale, ruolo aziendale, interessi personali ecc.. Il video consente di variare il messaggio e di comunicarlo in maniera molto più diretta e rapida rispetto a quanto si può ottenere con i classici comunicati stampa.

Clienti come testimonial

Spesso si usano le testimonianze di clienti soddisfatti per agganciarne di nuovi. Ma, sebbene le testimonianze scritte e le citazioni siano ottimi strumenti, la possibilità di vedere e sentire direttamente la soddisfazione del cliente aggiunge molta credibilità al messaggio.

Utilizzare questo tipo di video in una campagna email può essere molto utile nel caso in cui ci si rivolga ad un’utenza che abbia già manifestato interesse e che sia in qualche misura omogenea, in termini di target, al testimonial.

Follow-up sui prospect

Fare leva sui video per catturare ulteriormente l’attenzione di un potenziale cliente, può essere una valida integrazione al proprio programma di email marketing abituale. I casi d’uso possono essere svariati. Si può inviare una risposta automatica dopo la registrazione con un video che illustra il funzionamento del servizio oppure i vantaggi di acquistare il prodotto dopo averlo provato. Oppure si può estenderne l’uso anche a casi 1to1; per esempio, dopo un meeting con il prospect, inviargli un video messaggio personalizzato per sintetizzare i punti emersi nella riunione.

La tecnologia consente oggi di creare video molto facilmente. Le presentazioni in PowerPoint possono essere convertite in video arricchiti da un commento orale. Poiché il tasso di risposta ad una email con video tende comunque ad essere molto più alto, può valer la pena di adottare questa strategia, tenendo peraltro conto che è tanto più valida quanto più venga utilizzata verso la fine del ciclo di vendita.

Certo, questi sono solo alcuni esempi di come combinare l’utilizzo di video ed email per aggiungere valore e creare utili sinergie.

Avete altri esempi? Fateceli conoscere scrivendo qui sotto nei commenti!

Quanto devono essere interattive le campagne di email marketing?

Interazione nelle campagne di email marketingUn contenuto congruo con le aspettative e l’interesse dei membri delle nostre liste è sicuramente il presupposto per il successo di una campagna di email marketing. Presupposto necessario ma non sempre sufficiente. Gli utenti infatti, sempre più spesso, amano sentirsi coinvolti, amano quindi “interagire” con chi sollecita la loro attenzione. Di conseguenza, per ottimizzare l’efficacia di una campagna, può essere un’ottima idea portare all’interno dell’email elementi che spingano all’interazione.

Tuttavia, stimolare l’interattività con successo non significa inviare brutalmente l’utente su una pagina web. Significa invece fare in modo che l’utente interagisca direttamente all’interno della email.

Per questo motivo alcune modalità per sollecitare l’interattività funzionano bene mentre altre andrebbero utilizzate con cautela o non utilizzate tout-court.

1. Sondaggi

[da utilizzare] I sondaggi non portano via molto spazio nell’ergonomia del messaggio, e, al contrario, sono un ottimo stimolo all’interazione. Gli utenti infatti si sentono spesso ingaggiati da una domanda in cui si richieda la loro opinione, soprattutto se la risposta non comporta troppi sforzi di tempo né di pensiero e, a maggior ragione, se il risultato finale del sondaggio li può interessare.

In questo caso sarebbe ottimale configurare l’email in modo che si possa votare dal messaggio stesso  e poi essere rediretti su una pagina web per visualizzare il risultato.

2. Video e Chat

[da non utilizzare] Video e chat sono ottimi strumenti in assoluto, ma non all’interno di un messaggio email. I video hanno un tempo di latenza prima di caricarsi e, come ben si sa, il tempo a disposizione per ingaggiare l’utente è di pochissimi secondi. Vedere uno schermo nero per più di 1-2 secondi all’interno del messaggio potrebbe ottenere l’effetto di allontanare l’utente.

Lo stesso problema si verifica anche con le chat. Se si vuole dare l’opportunità al lettore di chattare con un operatore , allora è meglio offrirgli un link e fare in modo che ciò avvenga da una pagina web piuttosto che da un messaggio email.

Social Media Sharing

[da utilizzare] Fondamentale. La gente ama condividere con amici, conoscenti o colleghi gli spunti interessanti o divertenti trovati sul web. E’ quindi estremamente utile  posizionare nella propria campagna email i pulsanti per la condivisione del contenuto, tipicamente su Facebook, Twitter e LInkedIn (ma recentemente anche Google+ alla luce del fatto che, con le ultime versioni del proprio algoritmo, Google tende a privilegiare le pagine che siano state condivise sul suo Social Network). In questo caso il vostro ESP deve essere in grado di pubblicare l’email automaticamente su una pagina web la quale possa essere così linkata nelle condivisioni e raggiunta da altri utenti.

4. Infografica

[dipende] In generale si potrebbe dire che l’infografica è certamente un ottimo strumento di ingaggio. Secondo Jungle Minds Digital Consultancy, l’87% dei lettori che vedono un’infografica leggono anche il testo di accompagnamento, contro il 41% nel caso di pagine ordinarie.

Inserire un’infografica in un messaggio email, tuttavia, funziona se l’immagine è semplice e leggera e non ci mette quindi troppo tempo ad essere scaricata né ad essere letta e compresa. Un buon compromesso potrebbe essere quello di inserire nell’email una versione ridotta dell’infografica, rimandando al sito per la versione completa.

5. Redirigere l’utente su un’altra pagina per interagire

[da non utilizzare] Se non è possibile fare in modo che l’utente interagisca direttamente dall’email (es. per un sondaggio lungo), la cosa più sbagliata spingere l’utente a cliccare per farlo partecipare e poi, dalla landing page, farlo cliccare un’altra volta. La gente ama interagire, ma non abbastanza da essere costretta a cercarsi la pagina giusta (o a perdere troppo tempo) per farlo.

In conclusione

Come dicevamo all’inizio, la condizione necessaria per una campagna email di successo è il contenuto. L’interattività è un additivo, tanto più valido quanto più strettamente connesso con la fruizione del contenuto.

Utilizzare bene i link nelle email aumenta CTR e aperture

I link aiutano a migliorare il CTRPuò sembrare banale per chi si occupa di email marketing, ma l’uso corretto dei link è una risorsa spesso sottovalutata che, invece, se utilizzata con attenzione, può consentire di migliorare anche sensibilmente i tassi di apertura e il CTR delle proprie campagne.

Ecco allora una checklist di “best practise” che può aiutare a verificare se, da questo particolare punto di vista, si sta già facendo il massimo oppure se c’è ancora spazio per migliorare.

    1. Linkare le immagini – Molti utenti sanno che l’immagine spesso cela un link. Se lo aspettano e cliccano. Se non ci sono link è un click through perso. E’ però importante curare il fatto che il link conduca ad una pagina che realmente approfondisca l’argomento introdotto dall’immagine. Quindi, sono da evitare link generici come un semplice link alla home page: l’utente potrebbe perdere interesse per il messaggio se fosse costretto a cercare la pagina giusta e non vi fosse condotto direttamente con un solo click.
    2. Usare bottoni call-to-action – Per aumentare la probabilità di ingaggiare l’utente è meglio utilizzare bottoni grafici che non link testuali puri e semplici. I bottoni non devono essere necessariamente sintetici; possono anche essere sufficientemente grandi per contenere frasi intere come per esempio: “Invita un amico per approfittare di tutti i vantaggi” o “Partecipa al sondaggio e scarica il PDF gratis”. E’ importante comunque curarne la grafica in modo che risaltino pur rimanendo coerenti con l’impianto grafico della email.
    3. Includere link “Approfondisci” – Se l’email contiene news o articoli, la cosa migliore è creare un testo introduttivo “teaser” che, insieme al titolo, riesca a catturare l’interesse dell’utente e rimandi poi al sito per approfondire  (o “leggere tutto”) l’articolo. Il vantaggio è doppio: da un lato l’email non è appesantita da testi troppo lunghi e dall’altro l’utente è incentivato a cliccare utilizzando l’email come una sorta di sommario attivo.
    4. Inserire link alle proprie pagine sui Social Network – I Social Network, se usati correttamente, sono il luogo ideale in cui gli utenti possono interagire tra di loro e con il brand. Ciascun SN presenta diverse modalità di interazione, quasi mai in concorrenza tra di loro e, dunque, vale sempre la pena di indicare tutti quelli in cui si è ritenuto di essere presenti. Per esempio:

      Si aggiunga che ogni utente è più o meno incline ad utilizzare un network piuttosto che un altro e quindi lasciare più scelte significa avere più opportunità di intercettare un reale interesse.
    5. Inserire più link possibili (senza esagerare) – Alla fine l’obiettivo è di portare l’utente sul sito. Se l’email è densa di contenuti, allora è opportuno creare più punti di accesso possibili in modo da intercettare proprio in quel momento l’interesse dell’utente ad approfondire. In ogni caso, anche se l’argomento dell’email è molto focalizzato, più link alla stessa pagina, sebbene ripetuti con canoni diversi, possono essere molto utili in quanto ciascuno di noi legge un’email in maniera diversa: c’è chi vuole scorrerla tutta e chi viene già ingaggiato dall’incipit o dalla prima immagine. C’è un limite teorico al numero di link? In realtà no, il limite è il buon senso, e cioè stare attenti a non soverchiare il lettore con un’inutile serie di ripetizioni che lo possono annoiare o addirittura spaventare. La cosa importante è fare in modo che la landing page in fondo ad ogni link sia coerente con la promessa fatta all’utente nell’invitarlo a cliccare. Con due vantaggi:
  • Rassicurazione e conseguente fidelizzazione dell’utente
  • Riduzione del rischio di finire in anti-spam

Il tempismo è la variabile chiave nell’email marketing

Tempistica delle email è una variabile chiaveL’obiettivo ideale per chi si occupa di direct marketing è di comunicare il messaggio giusto, alla persona giusta, nel momento giusto.

Ma non avendo né risorse infinite né la conoscenza illimitata dei nostri clienti, dobbiamo compiere delle scelte. In molti casi, se la scelta è tra inviare il messaggio giusto o inviarlo nel momento giusto, non avremmo dubbi: vince il tempismo.

Vediamo alcuni esempi.

Conferma d’acquisto

L’obiettivo di un messaggio di conferma dell’acquisto è, fondamentalmente, di validarlo, rinforzando nel contempo il brand e instaurando una “conversazione” con il cliente per indurlo a futuri acquisti.

Fare in modo che il messaggio arrivi nella “Posta in Arrivo” in pochi secondi è critico. Idealmente, il messaggio deve essere adeguato, ma questa è, in fondo, un’ulteriore ottimizzazione. Per prima cosa, dobbiamo accertarci che il messaggio sia recapitato immediatamente, e non solo per soddisfare le aspettative del cliente, ma anche per evitare potenziali costi addizionali: per esempio chiamate al call center per verificare se l’acquisto è stato effettivamente registrato.

Messaggio all’interruzione dell’acquisto

L’obiettivo di questo tipo di messaggio è di provare a convincere il cliente a continuare l’acquisto. Il tempismo è ovviamente critico, anche se non è sempre facile intercettare in tempo reale il momento in cui il processo d’acquisto viene abbandonato. Peraltro,  potendolo fare, è molto più efficace ottimizzare una campagna di interruzione  dell’acquisto basandosi sulla tempistica che non ottimizzarla basandosi sul contenuto, soprattutto se i prodotti che vendiamo si basano sull’acquisto d’impulso. In questo caso infatti, un’email recapitata per tempo, potrebbe ancora far cambiare idea al nostro cliente.

Promozioni

E’ ovvio che, in caso di promozioni, l’invio dell’avviso in concomitanza con l’inizio della promozione non può essere messo in discussione. Ma questo è soprattutto vero nel caso di prodotti o servizi che si prestano  all’acquisto di impulso on line. Se si parla di promozioni che avvengono off line, nei punti vendita, è opportuno tarare bene la data e il momento dell’invio e, magari, inviare un successivo reminder, per dare la possibilità al cliente di pianificare la sua visita al punto di vendita.

In conclusione, in molti casi il tempismo è fondamentale per ottenere il massimo dalle iniziative di email marketing. Di conseguenza è importante accertarsi che la piattaforma utilizzata per gli invii sia affidabile. Soprattutto se le liste sono molto ampie e/o se la frequenza di invio dei messaggi è molto elevata.

Email marketing: perché gestire le disiscrizioni con stile è un’opportunità

unsubscribe: le disiscrizioni dalle email possono essere un'opportunitàLe disiscrizioni sono spesso viste come un male necessario. Ogni email inviata infatti contiene un link per la disiscrizione non solo perché gli utenti lo vogliono ma, soprattutto, perché lo impone la legge.

Tanto vale allora trarne il massimo vantaggio possibile, o, quanto meno, ridurne i danni.

Al di là delle leggi e dei regolamenti, ci sono due buone ragioni per assecondare la pratica della disiscrizione:

  1. Quando un utente non riesce a disiscriversi facilmente, è portato a marcare l’email come spam, con un evidente impatto negativo sul tasso di consegna.
  2. Quando l’utente decide di non ricevere più le nostre email, è meglio lasciarlo con una buona percezione del nostro brand. Un cliente perso ora potrebbe essere riacquisito in futuro, se l’abbiamo trattato bene.

Tenendo in mente queste due ragioni, i seguenti suggerimenti possono essere utili indicazioni operative, o, quanto meno, un riferimento con cui confrontarsi.

Evidenziare bene il link

Può sembrare ovvio, ma non è sempre così. Anzi, spesso il link esiste, ma è difficile da individuare, annegato in un lungo testo o dalla grafica. E questo viene fatto spesso a ragion a veduta, con l’idea che, così facendo, si possono limitare le disiscrizioni. E invece non si fa altro che incentivare l’utente a premere il pulsante “spam”.

Il link deve stare dove tutti se lo aspettano, in fondo all’email, evidenziato in un testo chiaro e facilmente comprensibile.

Meglio quindi evitare frasi con verbi ambigui come “gestire”, “modificare”, “eliminare”. E’ preferibile invece utilizzare frasi brevi ma chiarissime come “Per disiscriverti clicca qui” o, ancora meglio, “non voglio più ricevere queste email”.

Rendere semplice il processo

Una volta che il link è stato reso individuabile, bisogna rendere altrettanto semplice il processo. Quando l’utente clicca sul link, la cosa migliore è mandarlo direttamente sulla pagina definitiva, evitando di farlo prima loggare, o di suggerirgli troppe opzioni. Al limite gli si può chiedere conferma dell’indirizzo email da disiscrivere.

Dare all’utente un’altra chance

Questo non significa rinunciare subito e definitivamente all’utente. Forse non gli interessava quell’argomento oppure la frequenza di invio era troppo elevata. Allora, sempre dopo averlo fatto disisicrivere, si può farlo atterrare in un’altra pagina dove offrirgli altre opzioni di sottoscrizione oppure… di uscire definitivamente.

Si può anche inviare un’email di conferma della disiscrizione ringraziandolo per essere stato un sottoscrittore della newsletter. E, magari, proponendogli qui di re-iscriversi qualora cambiasse idea.

Lasciare l’utente con un buon “feeling”

Questa è l’ultima occasione in cui l’utente viene a contatto con il brand, e bisogna lasciargli un buon ricordo, poche parole cortesi  e mai affettate o al contrario troppo contrite.

Sia nella landing page che nell’eventuale email di conferma la grafica e i testi devono essere curati. Non è detto che poiché l’utente ci sta lasciando debba necessariamente boicottarci! Trattarlo bene e con simpatia potrebbe essere un buon modo per farlo tornare, prima o poi, sui suoi passi e, comunque, di lasciargli un buon ricordo di noi.

Ridurre l’impulso alla disiscrizione

Come in tutte le attività, la miglior cura è la prevenzione. Ridurre il tasso di disiscrizione significa mettersi nelle condizioni di gestire proattivamente e soddisfare le esigenze degli utenti quando si registrano:

  • Essere chiari sin dall’inizio su che tipo di email/newsletter riceverà
  • Spedire una email di benvenuto per sottolineare ulteriormente cosa l’utente deve aspettarsi
  • Spedire email rilevanti rispetto alle aspettative e nei tempi e con la frequenza coerenti con quanto dichiarato inizialmente.
  • Il massimo, se possibile, è di consentire all’utente di configurare lui stesso le proprie preferenze, per esempio la frequenza di invio e/o il tipo di contenuto

Sarebbe interessante condividere altre modalità di gestione di questa fase del ciclo di vita dell’utente. Scrivete la vostra esperienza qui nei commenti.

Email marketing: quando e come personalizzare i contenuti delle email

Personalizzare invio di emailConviene o no personalizzare dinamicamente i contenuti di una email?

L’argomento è dibattuto. Gli indubbi vantaggi di rendere l’email più “personale”, con conseguenti benefici in termini di open e click rate, vengono a volte controbilanciati da chi teme, all’opposto, che la personalizzazione possa accentuare invece che diminuire la sensazione di spam, e ridurre così le performance.

La verità, come sempre, sta nel mezzo, cioè nell’uso di questa tattica in modo mirato e con buon senso.

Ecco alcuni suggerimenti.

Personalizzare con un obiettivo preciso

Per ingaggiare realmente l’utente contattato con un’email, la personalizzazione dell’email è consigliabile se rivolta a soddisfare preferenze ed esigenze specifiche dell’utente.

Può quindi essere utile utilizzare i dati relativi allo storico degli acquisiti, alle informazioni anagrafiche, alla geo-localizzazione o anche solo al ciclo di vita del cliente, per personalizzare il contenuto del messaggio, dando così la sensazione percettiva e fattiva di una comunicazione pensata ad hoc.

Per esempio, Alitalia per il programma Millemiglia, oltre al nome del cliente, riporta il numero di miglia maturate. In aggiunta, però, potrebbe anche riportare premi del catalogo o destinazioni su cui spendere le miglia.

Usare il saluto in modo corretto

Includere il nome del destinatario all’inizio del messaggio è una delle forme di personalizzazione più frequenti. E’ importante però scegliere attentamente il tipo di saluto e come contestualizzarlo rispetto al nome: dare del “tu” o del “lei”, premettere un appellativo o un saluto (“Gentile”, “Buongiorno”, “Ciao”)…  In Italiano, in particolare, è necessario porre particolare attenzione al maschile/femminile e alle formule più o meno formali. Ne discende che è più semplice utilizzare formule il più possibile neutre come  “Ciao [nome battesimo]” oppure “Buongiorno [nome battesimo]” (più formale). Meglio evitare “Salve”, formula un po’ desueta e non molto elegante. Se il messaggio ha finalità B to B può essere più utile usare sia il nome che il cognome.

Vale comunque sempre la pena di prevedere il caso in cui nella lista manchi uno dei campi, e fare quindi in modo che l’espressione personalizzata venga sostituita da una standard. Per esempio: sostituire “Gentile [nome battesimo]” con “Gentile Cliente” nel caso in cui all’utente non sia associato il nome di battesimo.

Usare i dati in modo creativo per personalizzare la call to action

Il massimo dell’attenzione, e quindi la più alta propensione all’ingaggio, si ottiene però facendo in modo di costruire “ad hoc” il messaggio che introduce la call to action. Non può essere certo fatto in tutti i casi, ma laddove ci siano dati puntuali e possibilità di legarli ad un evento specifico, questo tipo di personalizzazione può fare davvero la differenza.

Se l’email è inviata per informare/spingere l’utente a proseguire una raccolta punti, si può costruire un messaggio di questo tipo: “Ti mancano solo xxx punti per guadagnare questo oggetto (o questo badge).  Fai quest’azione per ottenerlo”.

Oppure, per fare upselling, sapendo cosa l’utente ha acquistato ultimamente, si può proporre un accessorio adatto all’oggetto acquistato da poco.

Oppure ancora, se si conosce la zona in cui risiedono (o lavorano) gli utenti, si possono inviare loro messaggi che evidenziano il punto vendita più vicino dove acquistare un certo prodotto.