Brand e Facebook: grande impulso al sell-out grazie ai coupon digitali

– I fan aumentano del 250%

– Il 70% dei nuovi fan si registra e stampa il coupon

– Il 20% dei coupon stampati viene redento sul punto vendita.

Sono questi i principali risultati che balzano agli occhi leggendo il primo report di Kiwari dedicato alle performance delle campagne di ecoupon su Facebook, condotte nel 2012 per tre importanti clienti italiani del settore food:  BuonMercato Facebook eCoupon Metrics 2013.

ecoupon-facebook-brand-sell-out

L’uso dei coupon, storicamente, è stato caratterizzato, in prevalenza, da offerte mirate a sollecitare il riacquisto del medesimo prodotto (coupon presente sulla confezione acquistata) e da iniziative promosse dalle grandi catene della GDO per la fidelizzazione dei clienti al PV, più che al prodotto specifico.

A partire dall’ultimo anno,  tuttavia, si assiste ad un cambiamento sempre più marcato del paradigma: si va sempre di più verso la proposizione di coupon personalizzati e dedicati al prodotto, veicolati digitalmente, che lasciano al consumatore finale la possibilità di riscuotere il proprio buono sconto sul PV preferito. Il boom, molto probabilmente, è dovuto anche all’effetto del periodo recessivo con conseguente maggiore attenzione alle offerte promozionali.

Inoltre, aziende e consumatori stanno concentrando il proprio interesse nell’arena dei social network, ed in particolare

di Facebook dove 14 milioni di italiani transitano ogni giorno, secondo i dati più recenti.

Questo primo report a cura di Kiwari presenta le evidenze raccolte su tre Case History relative a campagne di eCoupon proposte sulle Fan Page di prodotto di tre grandi brand del food, osservando e misurando i più importanti KPI (Key Performance Indicators).

In particolare, lo studio misura i risultati delle campagne in relazione ai principali obiettivi di marketing che è possibile perseguire su Facebook:

  • Recognition – incrementare il numero di Fan, sfruttare i meccanismi di viralità di Facebook per comunicare il brand e diffondere la promozione
  • Interest – creare/arricchire il database consumatori con i Fan, per contatti successivi in modalità ‘push’
  • Intention to buy – tracciamento delle azioni del consumatore relative all’eCoupon: dalla stampa alla redemption
  • Purchase – impatto diretto sul sell-out del prodotto dell’iniziativa e dell’investimento aziendale sul canale digitale (ROI)

Lo studio ha analizzato tre attività di ecouponing realizzate su Facebook con la piattaforma BuonMercato di Kiwari. Le tre case history sono omogenee sotto il profilo merceologico, ma con posizionamenti diversi su Facebook per numero di fan iniziali (prima della campagna). L’effetto delle attività in tutti e tre i casi è stato dirompente in relazione a tutti gli obiettivi di marketing.

Infatti, oltre ai tre key findings citati in apertura,  emerge anche che  i buoni in formato digitale consentono di ridurre drasticamente i costi di distribuzione (inferiori del 70% rispetto ai coupon tradizionali) e di avere tempi di distribuzione e fruizione estremamente rapidi (6 giorni in media tra inizio campagna e redemption). Infine non è da sottovalutare il fatto che la natura digitale delle campagne di ecouponing consente anche di ottenere una reportistica in tempo reale dell’andamento della campagna.

Scarica il report BuonMercato Facebook eCoupon Metrics 2013 >>

L’email marketing può aiutare le PMI a crescere. Soprattutto in tempi di crisi.

Email marketing per le PMILe attività di email marketing sono tuttora  tra le preferite nell’ideale marketing mix di molte grandi aziende. Ma anche le PMI, che non abbiano grandi budget o un piccolo esercito di esperti a disposizione, possono trarne considerevoli vantaggi. Tenendo conto, naturalmente, di alcuni accorgimenti che consentano di ottimizzare le risorse disponibili.

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Incrementare la lista dei contatti

La prima cosa su cui una PMI si deve focalizzare, ed anche la più impegnativa, è incrementare la lista dei propri contatti. Purtroppo non ci sono scorciatoie, ma solo grande pazienza e perseveranza. Tuttavia, è possibile massimizzare le probabilità di registrazione, facendo in modo che l’invito a iscriversi sia sollecitato ovunque la PMI entri in contatto con prospect e clienti: punti vendita, call center, sito web, social media. Per alcuni settori, può essere utile offrire incentivi come l’accesso a offerte speciali o coupon da esercitare in seguito alla registrazione. Mentre per altri, p.es. B2B, l’incentivo può consistere nell’offrire un “white paper” o comunque un contenuto a valore aggiunto.

Inoltre, per massimizzare la retention, è fondamentale, dopo la registrazione, inviare un messaggio di benvenuto in cui sottolineare cosa l’utente si può aspettare dal brand e dalle successive email che riceverà. Il messaggio di benvenuto è un po’ come l’accoglienza che il cliente riceve (o dovrebbe ricevere) quando entra in un negozio o telefona a un call center.

Frequenza di invio

Individuare la corretta frequenza con cui si inviano email e newsletter è un elemento cruciale per il successo. Un abuso della frequenza può significare la perdita dell’utente fino a , in casi estremi, creare  persino un danno all’immagine dell’azienda. Lo scenario peggiore, infatti, si verifica quando si ottiene dall’utente il permesso di raggiungerlo con l’invio di email, ma l’eccessiva frequenza delle campagne spinge l’utente a disiscriversi.

La frequenza ottimale è funzione di ciò che si ha veramente da comunicare e che, soprattutto, sia percepito dall’utente come utile o interessante. In ogni caso, a meno che non sia abbiano delle ragioni molto specifiche, è consigliabile effettuare da 1 a 4 invii al mese. Meno di un invio potrebbe causare l’effetto opposto: l’utente si dimentica del brand.

Mobile

Non si può più non tenere conto della diffusione di smartphone e tablet. Nielsen rileva che circa la metà del tempo speso su uno smartphone è utilizzato per leggere e scrivere email. E’ quindi necessario focalizzare la propria attenzione su questo fenomeno, tenendone conto sia per quanto riguarda la strategia di comunicazione che per la struttura tecnica (coding)  in cui si costruisce l’email.

Inoltre, l’oggetto della email diventa ancora più rilevante dal momento che, su uno smartphone, un testo banale o non allettante ha più probabilità di indurre l’immediata cancellazione del messaggio. L’obiettivo è naturalmente, che il messaggio non solo non sia subito eliminato, ma anche che sia aperto, letto, ed eventualmente che sia seguito da un’azione.

Per ogni campagna, vanno presi anche altri semplici accorgimenti che, peraltro, si adattano a qualsiasi dimensione di business:

  1. Personalizzare l’email il più possibile
  2. Controllare le metriche per capire come indirizzare meglio le successive campagne.
  3. Essere consci che la creatività per una email è molto diversa da quella che si adotta per una pagina web
  4. Se il marchio è conosciuto va utilizzato nell’oggetto. Inoltre, se l’imprenditore è conosciuto, è consigliabile che sia lui stesso ad essere il soggetto che invia l’email
  5. E’ fondamentale fare attenzione ai filtri anti-spam e, quindi, è sempre opportuno non fare invii di massa dal proprio account di posta ma rivolgersi sempre ad un ESP (Email Service Provider). Se il numero di invii è basso (diciamo fino a poche migliaia) ce ne sono molti on line che fanno invii on demand.

Un piano di email marketing ben pensato e realizzato è in grado di aiutare lo sviluppo del business e, nel contempo, generare valore per i clienti e i prospect che si sono registrati, aumentando la loro fedeltà e la propensione all’acquisto. La chiave del successo è spesso la volontà e la capacità di rispettare l’utente inviandogli messaggi significativi che presentino un valore percepibile. Da evitare quindi raffiche di invii solo quando le vendite stanno andando male…

Altro punto fondamentale è che le caselle di posta sono affollate e quindi non bisogna aver paura di essere creativi per distinguersi dalla massa.

10 minuti di analisi per… incrementare la crescita organica delle proprie liste

Si sa quanto sia importante la crescita organica delle proprie liste e quanto trovare le giuste soluzioni per perseguirne lo sviluppo. Spesso, però, si ritiene che il tempo è tiranno e che non se ne ha mai a sufficienza per focalizzarsi sulla comprensione di cosa sia necessario fare.

Non sempre, peraltro, avere molto tempo a disposizione è così necessario. A volte, per esempio, si sottovaluta quanto sia importante il momento della sottoscrizione, fase del processo in cui, invece, si mettono le basi per ottenere i migliori risultati in termini di registrazioni spontanee, e, quindi, di crescita organica.

Se questo è il caso, crediamo che, almeno in prima battuta, stanziando solo 10 minuti, si possa  fare una prima, utilissima, analisi.

Nei prossimi 10 minuti:

  • Andate sul vostro sito con gli occhi di un normale utente che vi entra per la prima volta. Semplicemente cliccate dalla Home su qualsiasi pagina interna relativa a uno dei prodotti  o dei servizi. Nei 5 secondi che vi occorrono, avete visto un invito alla sottoscrizione della newsletter o alla registrazione?
  • Provate a mettere il prodotto nel carrello. Vi viene proposto di registrare la vostra email?
  • Provate a fare una ricerca su Google del vostro brand associato a un vostro prodotto e cliccate. Nella landing page appare un invito alla registrazione?
  • Andate sulle pagine a più alto traffico del vostro sito. Presentano un invito alla registrazione?
  • Il form di registrazione, quando è presente, è evidente e sufficientemente interessante per l’utente?

I vantaggi sottesi

Le risposte alle precedenti vi possono dare un quadro dei margini di miglioramento relativi al vostro processo di sottoscrizione e, di conseguneza, alla crescita organica delle vostre liste.

Spesso, infatti,  si tende a “nascondere” l’invito alla sottoscrizione della newsletter o alla registrazione relegandoli al fondo della pagina, o, tutt’al più, a limitarne la presenza alla sola Home Page. L’implicazione è che non appena l’utente inizia a navigare il sito, le chance di registrazione diminuiscono consistentemente.

Ovviamente, “tra il dire e il fare…”: l’implementazione di quanto individuato nell’analisi dei 10 minuti può non essere altrettanto semplice e veloce, anzi, in certi casi, può anche richiedere consistenti modifiche alla struttura del sito.

Ma, almeno, in soli 10 minuti ci si può rendere conto se e quali margini di miglioramento esistono, e si pongono così  le basi per una più approfondita analisi dei costi e dei benefici che conduca a valutare l’opportunità o meno di perseguirli.

Metriche che… contano per le campagne di Email Marketing

Metriche email marketingPer analizzare e misurare l’efficacia delle campagne di Email Marketing esistono molte metriche che possono essere prese in considerazione. Alcune, naturalmente, sono specifiche per il tipo di campagna. Tuttavia altre sono particolarmente valide e utili in quanto applicabili nella maggior parte dei casi. Certo, aperture, click e ricavi sono informazioni utili, ma sono dati “grezzi”. Siamo sicuri che ci dicano esattamente se i nostri lettori stiano facendo ciò che ci aspettiamo, che sia l’iscrizione a un webinar o il completamento di un acquisto?

In realtà ciò che ci preme sapere è se stiamo ingaggiando i nostri utenti e se li stiamo spingendo all’azione, non solo se hanno apprezzato o no i nostri contenuti.

Ecco allora alcuni suggerimenti, solo in apparenza banali, che, se monitorati costantemente, sono in grado di darci molte informazioni sul livello di ingaggio  che le nostre campagne sono in grado di generare.

1.  Tasso di Consegna

Metrica: (Numero di Email Inviate – Numero di Bounce) / Numero di Email Inviate

A cosa serve: indica il livello di “pulizia” della lista, cioè, fondamentalmente, se le gli indirizzi email della lista sono validi. Questa metrica assume sempre più importanza quanto più i filtri anti-spam diventano più efficaci. Le sue variazioni quindi possono essere un indice per tenere sotto controllo questo importante parametro.

2. Tasso di Apertura rispetto alla Consegna

Metrica: Numero di Email Aperte / Numero di Email Consegnate

A cosa serve: è indicativo del primo passo nel processo di ingaggio. Va tenuto presente che l’apertura di un’email viene tracciata attraverso un’immagine di 1px inserita nell’email. Quindi se chi riceve ha disattivato la visualizzazione delle immagini, l’apertura non può essere tracciata. Non è escluso pertanto che il numero reale di aperture possa essere anche maggiore rispetto a quello misurato.

3. Click rispetto al Tasso di Consegna

Metrica: Numero di Click / Numero di Email Consegnate

A cosa serve: informa sia sulla qualità della mailing list (osservando l’indice nel tempo), che sulla qualità della singola campagna e cioè sull’efficacia e la rilevanza del messaggio.

4. Tasso di Conservazione degli Iscritti

Metrica: (Numero di Iscritti – Bounce – Disiscrizioni) / Numero di Iscritti lordi alla lista

A cosa serve: non solo misura l’efficacia complessiva della mailing list, ma anche quanto fedele sia la propria audience in termini, soprattutto, di interesse rispetto agli argomenti trattati e/o alla qualità dei messaggi inviati

5. Tasso di Bounce del Sito

Metrica: Numero di Visite al Sito di 1 pagina grazie alla campagna / Numero di Visite al Sito Totali grazie alla campagna

A cosa serve: implica naturalmente l’osservazione delle metriche del sito attraverso strumenti come Google Analytics. E’ un indice che specifica ancora meglio il tasso di Click through in quanto misura il livello di interesse dell’utente dopo che ha cliccato sull’email. La piattaforma Kiwari direct! è in grado di fornire uno strumento ancora più analitico: il Post Click Monitor che traccia anche il percorso dell’utente nel sito dopo il click sulla email.

6. Tasso di Conversione

Metrica: Numero di Risultati ottenuti / Numero di Visite al Sito Totali grazie alla campagna

A cosa serve: anche questo indice implica l’osservazione di metriche relative al Sito. Informa sul grado di successo ottenuto specificamente dalla campagna e quindi, in altre parole,  misura quanto la campagna sia stata in grado di conseguire l’obiettivo finale che sia un’acquisto, l’iscrizione a un webinar, il dowanload di un coupon o di un white paper…

7. Ricavo Medio per Email Inviata

Metrica: Ricavi Totali / Numero di Email Inviate

A cosa serve: misura quanto produttiva sia la campagna ma anche quanto pulita ed efficacemente “targettizzata” sia la mailing list. Il modo migliore di utilizzare questa metrica è di attribuirla a segmenti della propria mailing list in modo da poter costruire successivamente campagne meglio mirate.

8. Profittabilità per Email

Metrica: (Ricavi Generati – Costo della Campagna – Costo del Venduto) / Numero di Email Inviate

A cosa serve: aggiunge un’informazione rilevante alla pura misurazione dell’efficacia in termini di Ricavi. Infatti, può accadere che, considerando tutti i costi imputabili, la campagna generi ricavi, ma, in effetti, con marginalità molto bassa o addirittura negativa. Oppure, vice-versa, che una campagna che abbia generato ricavi apparentemente poco soddisfacenti, abbia invece una profittabilità molto elevata rispetto ad altre campagne.

Come dicevamo in apertura di questo articolo, l’elenco non è sicuramente esaustivo, ma vuole essere un aiuto per evidenziare alcuni parametri che, secondo noi, sono quelli “minimi” da tenere in considerazione per misurare l’efficacia delle campagne di email marketing.

Ci sono altre metriche che ritenete rilevanti nella vostra attività?

Segnalatele commentando questo articolo!

Profilare progressivamente: un modo per aumentare le registrazioni

Profilazione e profili osservatiQuante e quali informazioni chiedere all’utente nel momento della registrazione?

Il dilemma può essere rilevante.

Se se ne chiedono troppe si rischia di allontanare l’utente. Se troppo poche, di non raccogliere sufficienti dati per la sua profilazione.

La decisione, sempre più adottata, è di ridurre drasticamente i campi da compilare, fino, addirittura, a richiedere solo l’indirizzo email.

Ma poi, come fare per la segmentazione?

Profili Osservati e Profilazione Progressiva

Un modo, sofisticato ma molto efficace, consiste nell’osservare il comportamento degli utenti quando ricevono le email. In particolare, definendo dei tag standard per ciascun link incluso nella newsletter e associando poi la scelta dell’utente al suo profilo.

Uno dei maggiori vantaggi di questo metodo è che la profilazione diventa dinamica e può seguire quindi i cambiamenti di gusto o di interesse dell’utente.

Si tratta di un’opzione che non tutti gli ESP (Email Service Provider) sono in grado di fornire, e che Kiwari, invece, offre come servizio addizionale nella propria piattaforma Kiwari direct.

I profili osservati, peraltro, sono molto utili per alimentare e completare il profilo degli utenti, ma possono risultare poco esaustivi relativamente alla profilazione iniziale dell’utente.

Nella prima fase del rapporto/dialogo con il nuovo utente può essere allora utile adottare la profilazione progressiva e cioè l’invio di una serie di email di benvenuto a distanza di qualche tempo l’una dall’altra che, in maniera poco invasiva, convincano l’utente a qualificarsi meglio.

Email #1 – Comprendere le preferenze

Il nuovo utente, che nel form abbia inserito solo il proprio indirizzo email o poco di più, riceve una prima email che gli propone di cliccare su una o più scelte. Per esempio tra un prodotto da donna e uno da uomo. Oppure può essere invitato a scegliere tra tipi di prodotto classificati in base alla fascia d’età; oppure ancora, se i prodotti sono distribuiti solo off line, ad indicare in quale punto vendita preferirebbe acquistare il prodotto.

Email #2. Rassicurare l’utente

La seconda email, da inviare 2-3 giorni dopo, è dedicata ad enfatizzare i vantaggi specifici di avere sottoscritto la newsletter. Per esempio:

–          Ottenere in anteprima l’avviso dei saldi

–          Ricevere informazioni specifiche sui prodotti e/o il parere di esperti

–          Ricevere l’invito a partecipare ad eventi esclusivi

–          Essere informati in anteprima sulla uscita/disponibilità di nuovi prodotti

Per raccogliere ulteriori informazioni, in questa fase può essere utile inserire un link a una landing page in cui l’utente sia invitato a  compiere ulteriori scelte che ne qualifichino meglio il profilo.

Email #3 – Offerta di un incentivo

Se l’utente non avesse risposto alla prima e/o alla seconda email, dopo ulteriori 3-4 giorni può essere conveniente inviare selettivamente una terza email che offra un premio (un eCoupon, un white paper, un contenuto editoriale gratuito…) a fronte del completamento della sua profilazione.

In conclusione, la combinazione di Profilazione Progressiva e Profili Osservati, è in grado così di consentire l’acquisizione di informazioni spesso più rilevanti rispetto alle classiche anagrafiche raccolto con il form di sottoscrizione e, nel contempo, di aumentare drasticamente il numero di Prospect.

Generare Lead: integrazione dell’Email Marketing in Google AdWords

Da diversi mesi e, per ora solo negli USA e in Canada, Google sta testando una nuova formula di advertising che consentirà agli inserzionisti di AdWords di integrare campagne di lead generation all’interno degli annunci Google. Direttamente dall’annuncio nella SERP, infatti, l’utente di Google potrà sottoscrivere una newsletter lasciando il proprio indirizzo email o ricevere specifici coupon e offerte speciali.

La nuova funzionalità è denominata “Communication Extension” di cui riporto una breve presentazione in fondo a questo post.

E’ stata rilasciata in sordina da Google più di anno fa a un numero limitatissimo di inserzionisti americani, ma da qualche mese, sebbene solo in USA, tutti possono richiedere a Google di partecipare al test.

Communication Extension è un modo per raccogliere informazioni da un utente senza che questi debba necessariamente cliccare sul link dell’annuncio e atterrare così su una landing page, ma consentendogli di inserirli direttamente nella SERP. Ecco un esempio:

I dati possono essere richiesti/inseriti in diversi modi:

  • Richiesta di una Call Back – Questa modalità consente all’utente di inserire il proprio numero di telefono per ricevere una telefonata dall’inserzionista
  • Richiesta di un’Email – Come per la call back, all’utente viene richiesto di scrivere il proprio indirizzo email per essere ricontattato.
  • Sottoscrizione di una Newsletter – In questo caso, l’utente lascia il proprio indirizzo email per iscriversi a una Newsletter, senza la necessità di andare su landing page e compilare il modulo.

Il vantaggio sembra piuttosto evidente: poiché il servizio è free (ma fino a quando?!?) , l’acquisizione  di un indirizzo email o di un numero di telefono “valgono” come un click through che viene dunque pagato, come ora, in base alla bid fatta dall’inserzionista sulla keyword. In tal modo, ciò che normalmente sarebbe un costoso “pay per action” (p.es. acquisire la sottoscrizione a una newsletter) diventa un più accessibile “pay per click”.

C’è anche da aggiungere che Google ha pensato alla privacy dei dati eventualmente lasciati dagli utenti: email e numeri di telefono non vengono comunicati esplicitamente all’inserzionista, al quale, invece, Google invia degli “alias” di numeri e email che reinidirizzano a quelli veri.

Tutto ciò peraltro genera alcuni punti d’attenzione (molto meglio espressi in questo approfondito post di James Svoboda):

  • Reindirizzamento di Chiamate e Email – L’inserzionista dovrebbe gestire un follow up “intermediato” che può non corrispondere alle modalità con cui generalmente desidera sia condotta una campagna
  • Tipo di Offerta – Nello screenshot riportato sopra l’offerta è per la sottoscrizione di una Newsletter, ma la ricerca era per “logo design”. Se molti utenti sottoscrivono la newsletter invece che cliccare sul link e acquistare il servizio, la campagna potrebbe rivelarsi un flop nel senso che si potrebbero perdere numerose vendite potenziali.
  • User Experience di chi cerca – In molti casi l’utente potrebbe preferire approfondire meglio il servizio offerto piuttosto che lasciare il proprio indirizzo email basandosi solo sul testo dell’annuncio. Avendo però la scelta tra lasciare subito il proprio indirizzo email e cliccare sul link dell’annuncio, potrebbe non decidere di fare né l’uno né l’altro
  • Analytics – Nall’analisi dei referral, poiché la conversione non avviene sul sito ma direttamente nella SERP di Google, sarebbe impossibile attribuire la corretta provenienza del Lead generato e dunque confrontare la genesi di quel Lead in maniera omogenea a quelli generati in maniera tradizionale.

In conclusione, come per tutti i nuovi strumenti, non è detto che questa soluzione, qualora sarà disponibile anche in Italia, debba/possa essere adottata in tutti i casi. Sarà quindi utile, volta per volta, valutare per quali tipi di campagne adottarla, oppure, all’interno della stessa campagna SEM, applicarla solo su alcune keyword.

Cosa ne pensate, una vera opportunità o solo un altro modo di Google per fare più soldi?

Il CRM parte dalla form di registrazione

Form di registrazioneL’Email marketing è uno dei modi più efficaci con cui un sito di è in grado di ingaggiare i propri clienti, introdurre nuovi prodotti e, in ultima analisi, vendere di più. Ma le campagne di email marketing, per avere successo nel tempo, devono basarsi su un flusso continuo di nuovi sottoscrittori.

La form di sottoscrizione, essendo il primo contatto con il potenziale prospect/cliente, assume quindi in ruolo rilevante nell’incoraggiare il visitatore a registrarsi.

I semplici suggerimenti che seguono sono uno spunto per ottimizzare questo passaggio fondamentale, ma naturalmente, non possono prescindere dal design accattivante del sito, dalla qualità dei prodotti in vendita e dalla coerenza dei messaggi veicolati attraverso le newsletter rispetto a quanto promesso.

1.  Descrivere i vantaggi della registrazione

Se l’unica spiegazione che offriamo per invitare il visistatore del sito a registrarsi è “Iscriviti alla newsletter”, riteniamo che ciò sia un’incentivo sufficiente?

Questo approccio “minimalista” poteva essere valido anni fa, quando il numero di email che affollavano la posta in arrivo era molto più limitato. Ma ora bisogna necessariamente differenziarsi e quindi fornire all’utente una o più valide ragioni.

Vale la pena allora di descrivere, anche in modo estremamente succinto, quale vantaggio il visitatore otterrà registrandosi. Potrebbe essere uno sconto, una serie di informazioni utili per le decisioni d’acquisto, l’accesso alle novità in anteprima…

2.  Raccogliere più informazioni in un secondo momento

La segmentazione delle liste è certamente un aspetto importante dell’email marketing: quante più informazioni si conoscono sui propri iscritti, tanto più efficaci potranno essere le offerte veicolate in termini di rilevanza per l’utente e, quindi, di conversione.

D’altra parte, è necessario evitare la tentazione di richiedere troppe informazioni al primo colpo; il rischio è infatti di disincentivare l’utente alla compilazione. Un buon metodo alternativo e meno invasivo, consiste nel richiedere in prima battuta solo l’indirizzo email, e poi, nella landing page dopo il click sul link dell’email di conferma, richiedere altre informazioni addizionali come il nome o la data di nascita e/o altri dati di profilazione.

In questo modo, il form è facile e veloce da compilare, ma non si rinuncia a raccogliere informazioni rilevanti.

3. Rendere visibile l’invito alla registrazione

Molti siti di ecommerce sottovalutano il form di registrazione alla newsletter piazzandolo in fondo alla pagina e non facendo nulla per promuoverlo.

Al contrario, una fonte così importante per generare lead, merita una posizione di grande visibilità. Il massimo dell’attenzione si ottine sicuramente nella parte superiore della Home Page. Ma può essere anche più opportuno contestualizzarne la posizione laddove il contenuto della newsletter di cui si richiede la sottoscrizione può essere percepito dal’utente come ulteriore supporto alle decisioni d’acquisto. Quindi, per esempio, in una posizione visibile nella scheda del prodotto oppure anche come opzione da scegliere nella pagina in cui si procede all’acquisto (checkout).